ARTE&METODO
A lungo ho pensato se non fosse una  semplice esigenza personale quella di realizzare un centro Clinical Pilates dove l’ arte e il benessere si fondessero in una sola azione e, soprattutto, se  fosse una cosa con una certa logica. Rotti gli indugi e prima che il mio viso diventasse un oceano di rughe mi son deciso  e, in una  notte che si prospettava  piatta come un obitorio, ecco che tutto nella mia testa è diventato molto più nitido, insomma ho capito cosa volevo:  delle immagini da leggere toccandole con gli occhi.
Pur facendo salvo il concetto che il recupero fisico e l’arte seguono metodologie e strade diverse, mi importa far passare la riflessione che in fondo queste strade non sono poi così lontane.
Non è infrequente nel recupero della forma, o se vogliamo della salute, far visualizzare all’allievo il contorno o il gesto da imitare, per sperare in un momento di recupero svincolato dalle regole della normalità. È solo un trattato imposto quello che, senza regole certe, il recupero sfoci in una confusione di gesti oppure può essere considerata anch’essa un a forma di espressione  artistica con velleità fisioterapiche?
Provare a riconfezionare nuovi interventi terapeutici con l’utilizzo della vista non è certo una novità, come pure utilizzare l’arte come terapia è cosa già vista e di provato successo. Ma immergere l’allievo in un ambiente con una storia nell’arte, non può forse aiutarci a far meglio superare il dolore fisico nel caso ce ne fosse? Ecco, la mia idea è questa: voglio rendere il mio allievo partecipe dell’esercizio impostato e nello stesso tempo fargli godere del riflesso dei colori e della vitalità delle opere che lo circondano. Uno spazio mente corpo dove i  protocolli di lavoro vivono all’unisono con le opere che lo circondano.
Quadri da toccare con le mani e con gli occhi, punti fissi che possono essere presi come termini di paragone,  opere da valutare per visualizzare di quando in quando momenti differenti durante la seduta di lavoro.
E così, umore che vola  alto per ritrovata gioia… 


Marco Ciervo

 

ARTE&METODO

Il concetto di benessere psico-fisico e le forme espressive artistiche condividono da tempi remoti un destino comune volto alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra la mente e il corpo, tra l’universo eidetico del pensiero e l’atto materiale, contingente del gesto concreto laddove esso possa esercitare sul corpo mutazioni radicali e profonde. Senza dubbio alcuno le civiltà orientali possiedono il primato in tale complessa ricerca, basti pensare all’intenso legame che connette la filosofia Zen alle arti marziali o alle pratiche ad esse collegate. L’occidente, a causa di una tradizione dualistica e dicotomica del pensiero - da Platone, passando per Cartesio - ha invece operato una netta divisione tra la sostanza pensante e la sostanza fisica. Ci chiediamo se sia dunque possibile affiancare l’arte, sebbene essa sia già una sorta di traduzione materiale dell’immaginazione, alla pratica sportiva nella ricerca di intime corrispondenze e fecondi richiami. Può la pittura ad esempio suggerire ed esortare alla cura del corpo? E può quest’ultima stimolare l’immaginazione umana? Di sicuro è possibile stabilire interessanti parallelismi tra le due forme di approccio all’essenza umana, come credo sia riuscito a fare l’artista Davide Binello con i suoi pannelli cosmici. Premessa fondamentale alla base dell’elaborazione della forma nell’opera, appare il concetto di energia cosmico-primordiale nella quale si ritroverebbero tutti gli elementi compositivi degli elementi organici. Energia ed equilibrio tra la forma e la materia dell’essere ritrovano così la propria origine nel macrocosmo universale che riveste della sua sublime natura il microcosmo dell’esistente. Colori accesi e infuocati trovano l’ordine assoluto nei tracciati circolari del corpo solare e tra i reticolati luminosi dei loro percorsi geometrici e misteriosi. L’azzurro radioso dei cieli reca l’impronta perpetua della potenza plasmante, paradigma costante dello slancio creatore, attraverso cui l’uomo ricerca il punto d’intersezione primario tra benessere fisico e psichico.  

                                                                                             
Laura Scaramozzino

 

 

“SUN IS LIFE”
Il Sole è vita, il Sole è calore….senza di esso noi non potremmo esistere.
Nella prima sala “Sala del Sole” sono rappresentati SOLI crescenti, inseriti su blocchi bianchi posizionati in modo da formare le ali di un gabbiano:  simboleggiano il passaggio della nostra stella durante il giorno e l’evoluzione del genere umano.
Nella seconda sala “Sala del Mattino” una serie di pannelli rappresenta la formazione di galassie e la creazione dell’Uomo.
Nella terza sala “Sala del Pomeriggio” un’altra serie di pannelli ci conduce nuovamente alla nascita di galassie e alla creazione della Donna.
L’atavico richiamo tra Uomo e Donna viene enfatizzato dall’inserimento della “Scultura del Pomeriggio” nella “Sala del Mattino” e, viceversa, la “Scultura de Mattino” nella “Sala del Pomeriggio”.


Davide Binello

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