davide laboraztorio

Persona eclettica, ricerca le armonie della natura di cui osserva i dettagli, ama gli spazi aperti e scruta il cielo notturno “ammirandone la grandiosità” che ci fa sentire piccoli ma ci permette di viaggiare con la fantasia alla scoperta di nuovi mondi e di altre forme di vita.

Coltiva da sempre la passione per il disegno che nasce e si accresce tra le mura domestiche, ma che solo negli ultimi anni si concretizza con la realizzazione di opere in cui traspaiono, tra le forme e i colori, tutte quelle emozioni e sensazioni che caratterizzano i suoi momenti di creatività.

Una tela di Riopelle, ammirata presso la Fondazione Maeght di S. Paul de Vence, è stata artefice della presa di coscienza rispetto alle sue potenzialità creative che finalmente potevano avere libero sfogo: era giunto il momento di mettersi in gioco “ uscendo allo scoperto come artista”.

Gioia, rabbia, serenità, tensione passano sulla tela in maniera spontanea e naturale con sfumature diverse a seconda dei contesti e delle esperienze che li hanno prodotti e di come la mente li ha modificati e interpretati.

Il nero è ricorrente in quasi tutte le sue opere rendendole “vive” e vivaci: è il colore non colore, quello dalle molteplici facce non ancora completamente esplorate, utilizzato nella storia e nell’arte con significati spesso diametralmente opposti.

Lucido, opaco, accostato ad altre tinte come in un turbine o spalmato con movimenti sinuosi crea sensuali giochi di luci e ombre.

Le tonalità nere e bianche, fresche e brillanti, sono solo le ultime componenti di una stratificazione di elementi che non ha eguali. Se a Davide Binello infatti si dovesse riconoscere un merito, non si potrebbe prescindere in alcun modo dalla sua innata capacità di render ogni elemento vivo e vitale all'interno di composizioni di eccezionale lirismo.

Inizia nel 2007 un ciclo di opere chiamate: “Genesi Cosmiche”.
Nello stesso anno aderisce al movimento “Immagine&Poesia” fondato da Aeronwy Tomas, poetessa, figlia del più famoso Dylan Tomas.

Alla fine del 2010 inizia un nuovo ciclo di lavori che sono resi attraverso ombre, “immagini retiniche”.

Ciò che rimane impresso sulla tela sono contorni, tratti salienti che la retina dell'occhio umano ha la capacità di trattenere per qualche frazione di secondo, anche dopo che l'immagine stessa non è più visibile.

Di conseguenza, i personaggi rappresentati  non sono più reali ma solo vaghi ricordi della nostra memoria.

Riconoscere i personaggi di Davide Binello non è immediato, l'artista chiede infatti allo spettatore un attimo di contemplazione per capire chi si cela dietro le sue "ombre".  L'occhio e la mente devono lavorare per capire chi è il personaggio rappresentato.

D'altronde l'immagine delle stelle che vediamo non è altro che la proiezione nel tempo di un segnale luminoso partito milioni di anni fa giunto solo ora al nostro occhio, in pratica un ricordo.

Alla fine del 2011 si dedica ad un nuovo progetto legato alla salvaguardia dell’ambiente dal titolo “FEAR”, comprendente anche una video istallazione.